AWDA | WOMEN IN DESIGN AWARD | BEYONCEREVIEW

AWDA | WOMEN IN DESIGN AWARD | BEYONCEREVIEW

by ergoadmin, March 30, 2017
Stavo quasi per dedicarmi alla stesura di un post sull’uso di dinosauri e ananas nella grafica contemporanea quando, ta-daaa, rieccoci con un altro concorso degno della BeyonceReview che amiamo tanto

Il bando del logo di un capoluogo di provincia? La richiesta da parte di un ente statale di una collaborazione gratuita? Una marchetta esplicita?
No cari miei, un tema più bollente che scalda cuori e gonadi molto più di Ass Collector di e con Siffredi: il femminismo 2.0

Facciamo un breve recap.
Siamo nel 2017 e ci sono ancora tristi e stupide differenze di genere dove per genere si intende proprio quello sessuale, in ambito di diritti e opportunità.
Non entrerò nel merito di questioni di bio diversità o in differenze geoculturali, il piano su cui si posa il dramma di oggi è quello di anteporre cosa ci sia tra le gambe di un essere umano al fatto che sia un cittadino + qualificativi vari.
È pura logica, se la capiamo noi bionde, potete starmi dietro.

Dunque, in un mondo confuso nel quale convivono Emma Bonino e Trump, il potere politico della Chiesa Cattolica e Vladimir Luxuria, noi donne ci siamo trovate a dover chiedere ancora la parità dei diritti ad uno stato madre più interessato a salvare banche e culi deputati.

Certo c’è chi lo fa accecata dalla rabbia, chi veste contenuti visuali di concetti rosa, chi non si rade le ascelle e chi sculetta in mutande sui cubi delle discoteche, indossando però tshirt  con scritto “La fica è mia la sbatto in faccia a chi mi pare” .

È un problema che, ovviamente, riguarda tutti, i discriminati e i discriminanti, le nuove suffragette e quelli che pensano che una volta ottenuto il diritto di voto sia tutto a posto.

Ma il primo scoglio da abbattere, contro ogni previsione, siamo noi donne.
In questo caso, noi donne del design.

Io voglio che vi fermiate, che mettiate in pausa la serie di Netflix che tenete in sottofondo, che stoppiate la sessione privata di Spotify e contempliate questa attività.

Dove voi vedete AWDA, io vedo donnine che fanno cose da donnine, ahi, per donnine.

Ragazze mie, persino il club del ricamo che frequento non ha barriere di genere e qui si parla di una delle più importanti e visibili, l’AIAP non di Coccospillo (ti amo Coccospillo).

Circa il senso dell’iniziativa, cito testuale:

“AWDA si pone l’intento di comprendere e promuovere l’universo delle donne legato al design della comunicazione visiva, spesso poco conosciuto, non con l’obiettivo retorico e autoreferenziale di celebrare la “grafica al femminile”, ma di ricercare linguaggi, poetiche e approcci differenti al progetto grafico che altrimenti non verrebbero mai portati alla luce.”

Quindi non si tratta di un concorso per promuovere il retorico e autoreferenziale concetto del sono femmina e faccio grafica ma di ricercare il movente che data la mia spiccata sensibilità di femmina rende unico il mio approccio alla grafica.

Il copywriter è Lello Mascetti come avrete intuito.

Google translate non è ancora in grado di rilevare il linguaggio supercazzola e soprattutto non lo traduce in balayage californiano (esorto gli amici di Google a provvedere al più presto) però con qualche disegnino sono riuscita a capire che cosa sia questo AWDA e mi piace meno dell’ultimo album di LadyGaga.

Amiche, perché fate design? Perché per voi è importante comunicare visivamente? È così importante specificare che è il clitoride ad appagarvi, o c’è dell’altro capace di farvi vibrare d’emozione?

Il primo passo per essere oltre le questioni di genere non è essere oltre?
Sì, è proprio essere oltre, e giudicare la sensibilità di un progetto grafico in base alla sensibilità che il designer lascia trasparire.

Comunque per par condicio dovreste fare un AMDA,
In fin dei conti le femmine la casa di Barbie e i maschi il galeone LEGO, no?

e poi per favore chiarite la questione con le mie amiche trans che anche loro  vorrebbero fare del design.

Lo so, è un mondo difficile.

xoxo

gossip gud

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